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reato di adescamento | avvocato penalista | diritto penale

Finalmente si è arrivati ad uniformare questo reato, il Parlamento ha approvato la normativa che permetterà di attuare una punizione più rigida per i reati che si riferiscono alle violenze suo minorenni. Ci sono stati 503 giudizi a favore da parte della Camera per far valere la legge 2326, "ratifica e applicazione dell’Accordo del Consiglio d'Europa salvaguardare i minorenni contro le violenze a livello sessuale".

La legge è stata recentemente introdotta a livello comunitario nel mese di ottobre 2007 a Lanzarote, nelle Canarie. Siffatta Convenzione poneva dei vincoli ai membri del Consiglio europeo sulla variazione della norma di carattere penale in materia di abuso dei minorenni e violenza a livello sessuale, in modo tale da rendere concordanti le singole normative di carattere nazionale per impedire che si commettano illeciti sessuali all’interno di uno Stato tranne da questo punto di vista.

Il nostro ordinamento giuridico ha dovuto attenersi alle normativa di carattere comunitario, introducendo i reati di seduzione dei minori anche attraverso internet, a cui si da il nome di grooming, e pure gli illeciti di pedofilia e pedopornografia o che incitano, sempre sulla rete, a commettere illeciti su minorenni.

Principalmente, l’art. 414 bis del codice penale applica la punizione con l’arresto da 3 a 5 anni a colui che con qualsiasi mezzo e quindi anche attraverso internet induca in maniera pubblica a commettere reati di prostituzione di minori e di violenze sessuali sempre su minori.

AVVOCATO DIFENSORE | DIRITTO PENALE

reato di stalking | avvocato penalista | diritto penale

E’ stato deciso di inserire il reato di stalking nel nostro ordinamento giuridico con il decreto di legge 23 febbraio 2009, n. 11 (trasformato in Legge 23 aprile 2009, n. 38), che ha integrato con l’art. 612 bis c.p. il reato di “atti di persecuzione”, termine con cui è stato poi ripreso il vocabolo inglese to stalk, (letteralmente “appostarsi”), con cui vengono definiti quegli atteggiamenti persecutori nei confronti di un individuo.

Questo reato è stato poi introdotto nel capo III del titolo XII, sezione II del codice penale, nella sezione che inerisce i reati contro l’indipendenza connessa alla condotta. Il tipico comportamento include precisamente la reiterazione di atteggiamenti intimidatori o di minaccia e la ripetizione di queste specifiche condotte fa supporre che si tratti di un reato particolarmente frequente, dove, nonostante la presenza del reato di cui all’art. 612 c.p. tra gli elementi costitutivi, sembra che si debba eliminare la rappresentabilità dei gesti persecutori come reato composito.

Sarebbe meglio dire che si presenterebbe il caso del reato composito “specifico”, che proviene dal “legame paritetico di due reati in distinto e differente crimine” e, altresì, facendo un accertamento ancora più preciso, si può ritenere che, con il termine “disturbo”, la norma paia riferirsi alla condotta in sé esaminata e non in merito alla violazione di cui all’art. 660 c.p., alle conseguenze del comportamento stesso.

Da tutto ciò si trae la conseguenza che, tenendo conto della posizione che esclude dalla attuazione dell’art. 84 c.p. le tipologie di reato composito “in senso ampio” (la cui derivazione proviene non dall’unione di più reati, ma da una struttura di base a cui vanno aggiunti altri elementi che per se stessi non formano il reato), ne va tratta la non applicazione dell’art. 612 bis a questa figura.

Le intimidazioni contribuiscono a determinare nella persona offesa una “perdurante e forte circostanza di stress o di paura”, o un radicato timore per la propria incolumità e per quella degli altri, o addirittura a modificare i propri stili di vita. Inoltre, si arriva alla conclusione che insieme alle condotte reiterate (visto l’implicita fattispecie delle medesime), un altro elemento costitutivo di queste circostanza concreta sia rappresentato dal criterio che gli atteggiamenti intimidatori vengano ripetuti per un periodo di tempo non del tutto preciso, ma idoneo per la messa in atto di queste situazioni.

Sicuramente ciò che si vuole tutelare è l’indipendenza a livello mentale per permettere al soggetto di giungere alla sua propria autodeterminazione.

È vero che, tra le varie circostanze che possono essere originate da queste condotte specifiche, si sottolinea soprattutto il fatto di dover modificare le proprie abitudini di vita, e ciò è da ritenersi come una determinata situazione di vero e proprio abuso individuale. Tuttavia, è opinione comune che venga tutelato l’altro interesse giuridico dell’incolumità individuale, soprattutto per ciò che riguarda gli atteggiamenti intimidatori che generano la “perdurante e pressante circostanza di stress o di paura”, che, se ritenuta come patologia che possa essere accertata a livello medico, determina un danneggiamento allo stato fisico del soggetto.

Sul piano della legittimità, si determina un reato di danno, quando viene ad evidenziarsi un danneggiamento reale ed effettivo all’interesse giuridico salvaguardato (o degli interessi giuridici salvaguardati nel caso in cui si determini un reato plurioffensivo). Viene rifiutato, per questo motivo, l’orientamento della Commissione Giustizia della Camera dei deputati che evidenziava l’illecito come pericolo reale, in quanto avrebbe dato vita ad una squilibrata estensione dell’efficienza del reato, con il rischio di condannare vicende non in grado di recare danneggiamenti.

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