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reato omissivo proprio | avvocato penalista | diritto penale

Se nella fattispecie criminale commissiva la condotta coincide con l’esecuzione di un’azione, nella fattispecie omissiva coincide con la non avvenuta realizzazione di un’azione che la legge prescrive come obbligatoria. L’omissione può consistere nella semplice non attività (non facere) o con il compimento di un’azione diversa da quella obbligatoria (aliud facere).

La fattispecie criminosa omissiva si basa sul carattere concorde del sistema normativo penale, ove esso prevede doveri di azione al fine di tutelare beni giuridici di altri di rilevanza fondamentale (di solito relativi alla salute fisica e alla vita del soggetto). Le fattispecie di illecito omissivo possono essere divise in due tipologie: quelle omissive proprie e quelle omissive improprie.

Le prime sono reati di semplice azione, perché per la legge penale rileva il fatto che il soggetto non abbia commesso un’azione prevista dalla stessa normativa penale, senza considerare l’eventualità che da questo derivi un evento naturale. Per quanto concerne la nozione di evento dal punto di vista della legge, possiamo dire che i reati di omissione propri sono distinti da un episodio di rischio, effettivo o ideale a seconda del fatto che il concetto di pericolo rilevi sotto il profilo del testo normativo.

Le fattispecie di illecito omissivo proprio si basano comunque sulla legge in materia penale. Quelle di omissione impropria sono reati di evento (sempre in conformità all’idea naturale di evento), o reati distinti da evento dannoso (in conformità all’idea giuridica di evento).

Questo significa che un atteggiamento omissivo deve essere seguito da una lesione ad un bene giuridico che la legge tutela. Le fattispecie di reato di omissione improprio non sono regolati dalle disposizioni penali, ma possono essere dedotti dal composto tra l’art. 40 co. II c.p. e la fattispecie giuridica particolare che avrà luogo caso per caso perché inclusiva dell’evento che il soggetto inattivo ha causato con la sua azione di omissione o differente.

L’articolo 40 comma II stabilisce che quando non si evita un evento che secondo la legge deve essere impedito, lo si provoca. Questa è la norma di trascrizione dei crimini di commissione specifici in reati di omissione corrispondenti.

Sono fattispecie criminose omissive autonome perché ciò che ha rilevanza è che un soggetto non ha evitato la manifestazione di un evento che doveva essere ostacolato; ecco perché, in riferimento all’equivalenza tra non evitare un episodio e causarlo, si parla in rapporto ai casi di illecito di omissione impropri di fattispecie commissive attraverso non avvenuta commissione.

Il ricorso alla norma di equivalenza di cui all’art. 40 è motivato dall’impossibilità di conformare ogni specifica azione omissiva che possa produrre un evento che il soggetto responsabile avrebbe dovuto impedire.

Di certo non tutte le fattispecie di commissione specifiche possono essere collegate al corrispondente episodio omissivo. Devono essere di certo lasciati da parte le fattispecie criminose di mera azione, quelle di responsabilità propria, o quelle con fattore vincolato di tipo positivo. La base normativa del dovere giuridico di evitare la manifestazione dell’episodio ha fatto nascere incertezze circa la definizione, in quanto vigevano due dottrine opposte in relazione all’argomento.

La prima dottrina fu quella acquisita (detta anche “teoria del trifoglio”) perché ipotizzava che la base giuridica dovesse essere rilevata nelle disposizioni legislative, nell’accordo e nell’azione pericolosa precedente.

Altri eminenti teorici (ANTOLISEI) immisero altre basi giuridiche, come ad esempio la negotiorum gestio e la consuetudine giuridica. Inoltre, la suddetta teoria presentava elementi criticabili, vista l’esistenza di dubbi in rapporto all’azione pericolosa precedente e alle circostanze della negotiorum gestio.

In merito alla prima si indicava che già la specifica azione dovesse avere rilevanza penale, pertanto non doveva essere una fattispecie illecita omissiva ma commissiva colposa. Sulla seconda si affermò che sarebbe potuta essere considerata come base giuridica dell’obbligo solo se avesse determinato o ampliato il pericolo di lesione del bene giuridico.

Con la dottrina ufficiale si scontrava quella reale dello status di protezione. Cioé si era convinti, in base a questa impostazione, che la base giuridica dell’obbligo dovesse essere identificata con un particolare status di protezione relativo a un soggetto in relazione ai beni giuridici altrui.

Questa seconda impostazione teorica era (ed è) idonea per definire la conformità attribuibile alla concreta protezione del bene giuridico, dalla cui disamina si sarebbe dovuto estromettere adattando la teoria ufficiale.

Ora tali impostazioni teoriche devono essere sintetizzate, ossia connesse sul piano teorico l’una all’altra. Cioè, dovrà essere impiegata come base giuridica lo status di protezione giuridicizzata, ossia il particolare rapporto intercorrente tra il soggetto e i beni giuridici di altri e detenuti da soggetti che non sono nello stato di proteggerli autonomamente, che sia un rapporto che si basi sul piano delle leggi, ossia sia riguardo a basi giuridiche (disposizioni normative, prassi), sia riguardo all’autonomia dell’accordo (negotiorum gestio, accordo). Lo status di protezione potrà avere carattere di controllo e garanzia.

Il primo protegge beni giuridici non determinati da particolari cause di pericolo. Il secondo protegge particolari beni giuridici da cause di pericolo indistinte. Inoltre lo stato di protezione potrà avere natura primaria o secondaria, dipende da se esso sia stato trasmesso da una causa restituente. Ad esempio, una babysitter con cui una coppia conclude un contratto, acconsentirà a uno stato di protezione secondaria, n quanto la tutela del bene giuridico le è stata trasmessa da una rendente causa (genitori).

Il rendente base potrĂ  poi detenere il bene giuridico in via soggettiva, come quando ad esempio un soggetto che assume un bodyguard per proteggersi, o potrĂ  aver acconsentito allo stato di protezione in maniera originale, come nella fattispecie dei consorti, a cui le disposizioni legislative ascrivono i doveri di tutela, formazione, cura, vigilanza sui figli (Costituzione, Codice Civile).

In particolare, vi é anche un altro tipo di stato protettivo, ossia l’obbligo di contrastare crimini di soggetti terzi. In questa fattispecie particolare, l’evento ascritto al soggetto deputato alla tutela sarà solo ufficialmente l’evento criminoso eseguito dal soggetto terzo (formalmente = a fini accusatori) ma concretamente sarà la fattispecie criminosa del terzo nella sua interezza.

Ad esempio, la giurisprudenza ritiene che la madre la quale non cerchi di impedire gli abusi sessuali del padre sulla figlia, sia soggetta ad accusa per abuso sessuale omissiva (combinato degli articoli 40 co. II e 609-bis c.p.).

Questo potrebbe aprire un dibattito in quanto la violenza sessuale è un crimine di tipo proprio e pertanto non convertibile in omissione, ma in realtà, proprio in forza del fatto che la fattispecie accusata non è costituita dall’infrazione del corpo della propria figlia e il non manifestato impedimento dell’azione del proprio marito, anche una fattispecie criminosa generalmente non convertibile in omissione, potrà dare vita a questa fattispecie di incriminazione. Ritornando velocemente alla trattazione del crimine omissivo proprio, si può dire che anche in questi casi viga uno stato di tutela soggettiva, ed esso potrà essere basato solo sulle disposizioni in materia penale.

Proprio in ragione del fatto che i soli soggetti che possono compiere una fattispecie criminosa omissiva sono i c.d. protettori, questo vorrà dire che i reati omissivi saranno definibili come propri, perché ipotizzano una condizione, in questo caso specifico un criterio formale- di sostanza, in base al principio di accorpamento delle due precedenti teorie analizzate in tema di base dell’obbligo giuridico di agire.

AVVOCATO DIFENSORE | DIRITTO PENALE

avvocato: traffico internazionale di droghe | narcotraffico | spaccio sostanze stupefacenti

Il narcotraffico, ovvero traffico di sostanze stupefacenti è la metodologia di commercio illecito di droghe. Una simile attività è uno dei profitti più vantaggiosi di Cosa Nostra, delle camorra, della 'ndrangheta e di tutte le organizzazione a stampo mafioso, e pure dei gruppi della droga presenti in Sud America e nell’America centrale. Solo in Colombia si contano tre importanti organizzazioni che praticano il narcotraffico: l’associazione di Medellín, di Cali e di Norte del Valle.

Quella di Medellín possiede una struttura simile ad uno stato nello Stato, che può contare su incaricati stampa, corpi di polizia e corpi giudiziari. La sua attuale grandezza deriva principalmente dalla condizione sociale della popolazione locale; in siffatti territori la classe dominante è quella degli agricoltori e dei proprietari terrieri e proprio per queste ragioni vi è moltissima inoccupazione e molte persone povere devono sottoporsi a lavori strazianti che sorreggono tali attività illecite, altrimenti non sono in grado di portare avanti la famiglia e di dar da mangiare ai loro figli.

L’associazione di Cali, mentre, ha vissuto anche momenti di forte contrasto con quella di Medellin per dividersi le rotte del traffico di coca verso gli Stati Uniti. Durante gli anni novanta, con la divisione delle due associazioni, è nata l’organizzazione di Norte del Valle che in poco tempo è diventata molto forte nel traffico di coca ed ha stretto collaborazioni con associazioni terroristiche del territorio colombiano.

Nello Stato messicano, l’associazione di Tijuana è in diretto contrasto con altre due importanti organizzazioni, quella di Juárez e quella del Golfo, per dividersi le rotte del traffico di coca e di altre droghe verso gli Stati Uniti. I contrasti tra le diverse organizzazioni, che hanno causato più di 13000 morti soltanto se si fa riferimento al 2011, hanno visto coinvolte anche molte persone civili che sono state uccise durante gli scontri.

Queste organizzazioni utilizzano, difatti, armi molto potenti come mitragliatrici e bazooka. Durante gli anni ’70 l’associazione malavitosa di Sicilia era riuscita ad assicurarsi una grande fetta di commercio di eroina verso gli Stati Uniti ma, anche durante un periodo di elevato livello di traffico, Cosa Nostra non era coinvolta a livello diretto. I criminali e le loro famiglie che ne facevano parte gestivano questi traffici in maniera personale.

Con questo si vuole sottolineare il fatto che erano capaci di utilizzare nel traffico numerosi malavitosi e soprattutto di nazionalità straniera, invece per qualsiasi altro tipo di attività venivano utilizzate persone che facevano parte dell’organizzazione. Il traffico di sostanze stupefacenti, in realtà, non si differenziava da qualsiasi altra attività commerciale. Ogni persona poteva dare vita ad una gestione individuale delle attività in quanto si trattava, in realtà, di interventi di carattere privato.

Nella famiglia di smg, due fratelli praticavano il commercio di sostanze stupefacenti ma in maniera indipendente ed autonoma. I mafiosi della Sicilia hanno cominciato ad avere strette collaborazioni a livello commerciale con gli Stati Uniti, in quanto proprio in quel territorio potevano contare su adepti che prendevano parte alle grandi famiglie siciliane.

Altresì, si rivolsero anche a soggetti esperti di chimica presenti nei territori marsigliesi che sono stati in grado di affinare la morfina-base a Palermo, anche perché certi di non correre alcun rischio e perché erano pagati molto bene. Altro fattore fondamentale è che le organizzazioni malavitose controllavano totalmente la produzione e il traffico delle droghe.

Tuttavia, si trattava di attività ripartite, in quanto gli affiliati venivano coinvolti in azioni differenti: vi era la persona addetta all’acquisto perché ad esempio avevano un’ottima conoscenza dei commerci di contrabbando di sigarette dai territori Mediorientali e stringevano collaborazioni con soggetti addetti alla coltivazione; vi erano le persone addette alla purificazione delle sostanze che venivano aiutati da soggetti esperti di chimica; infine le persone più disparate si occupavano del traffico vero e proprio. Una cosa fondamentale da tener presente è che un’associazione di stampo mafioso più variare a seconda della qualità e della quantità.

Se nel corso degli anni ’80 il 30% del commercio di eroina a livello internazionale verso gli Stati Uniti veniva gestito da Cosa Nostra, durante gli anni ’90 si è avuto un calo del 5%. E allo stato attuale sono più forti altre organizzazioni come quelle cinesi, portoricane, del Kurdistan, della Turchia e quelle armene.

Questa progressiva lontananza di Cosa Nostra dal traffico di eroina viene confermato da vicende reali: dal ritrovamento dell’officina di Alcamo nel territorio palermitano, dal 1985, non c’è stato più il rinvenimento di altre officine né in Sicilia né in altri territori dell’Italia; i sequestri di stock di eroina dalla Regione Sicilia sono diminuiti, come la cattura di mafiosi che sono coinvolti in questi traffici.